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TUBO DI BRAUN-WEHNELT

Numero inventario antico: 4419
Numero inventario attuale: 1665

STRUMENTO: TUBO DI BRAUN – WEHNELT

Epoca: metà del ‘900

Costruttore: /

Materiali: tubo. vetro e alluminio; base: legno e bachelite.

Dimensioni: tubo: lunghezza 564, Ø base 135 mm; collo tubo: lunghezza 255, Ø 18;
porzione slargata del collo: Ø 30 mm; parte terminale in cui è saldato il catodo Ø 11 mm; porzione contenente l’anodo Ø 18; base in legno: 268 X 176 mm; sostegno in bachelite: 165 · 168 mm.

Stato di conservazione: buono

Notizie: Dal registro d’inventario più antico, rinvenuto nel liceo, risulta che lo strumento è stato inserito in inventario il 24/6/1953, per £ 3500, con il numero 4419.

Descrizione: Trattasi di un particolare tubo a raggi catodici inventato da Braun nel 1897 e perfezionato da A. R. Wehnelt nel 1905 con l’introduzione del catodo incandescente. Tale tubo è stato progettato con una porzione di forma conica che, senza soluzione di continuità, prosegue con un lungo collo articolato in più sezioni a differenti diametri, in cui sono alloggiati i 2 elettrodi: il catodo all’estremità con diametro minore, l’anodo in una convessità a forma di tronco di cono (Ø 18 mm) che, a metà circa della lunghezza del tubo, si protende ad angolo retto verso l’esterno. La porzione sottile di entrambi gli elettrodi è contenuta in un sottilissimo cilindretto in vetro, che ne lascia scoperta l’estremità; quella del catodo, a forma di disco, sporge all’interno di una porzione slargata (Ø 29 mm) del collo del tubo.
In posizione pressoché intermedia tra gli elettrodi, dentro al collo, sono evidenti un cilindro cavo in alluminio e subito dopo, in direzione dell’anodo, una considerevole riduzione del diametro.

L’intero tubo, la cui base è ricoperta di sostanza fluorescente, è tenuto in posizione orizzontale da un particolare sostegno realizzato parte in legno e parte in bachelite. Il suo lungo collo poggia in una profonda concavità del supporto in bachelite. Su quest’ultimo sono fissate quattro terne di spinotti (spina/presa) disposte a croce e sporgenti per 30 mm sulla faccia interna e per 26 mm su quella esterna di esso. Una sottile striscia metallica riveste internamente la porzione convessa dell’alloggiamento del collo del tubo e si collega ad un tredicesimo spinotto, separato dagli altri.

Uso: l’apparecchio ha lo scopo di mostrare l’interazione dei raggi catodici con campi elettrici e magnetici evidenziata dalla deviazione del fascio di elettroni guidati dal campo magnetico prodotto dalle bobine inserite negli spinotti del supporto di bachelite.
Gli elettroni emessi dal catodo opportunamente scaldato, sotto l’attrazione esercitata dal polo positivo, attraversano l’intero tubo, in cui è stato praticato il vuoto spinto, e colpiscono la sua base. Questa, ricoperta di sostanza al fosforo, diventando fluorescente nel punto d’impatto degli elettroni sul vetro, permette di focalizzare la deviazione impressa al fascio elettronico dagli elettromagneti.
La deviazione può essere provocata anche collegando alternativamente gli spinotti ad un generatore di tensione.
Sul piano della fisica sperimentale il tubo ha consentito di determinare la velocità dei raggi catodici ed il rapporto tra carica e massa dell’elettrone. Nel campo tecnologico è elemento di base non solo dell’oscilloscopio ma anche del radar e della televisione.

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