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SACCARIMETRO DI MITSCHERLICH

Numero inventario antico: 3026
Numero inventario attuale: 256

STRUMENTO: SACCARIMETRO DI MITSCHERLICH

Epoca: Inizio ‘900

Costruttore: /

Materiali: Ottone, ghisa, vetro, ebanite

Dimensioni: 380 x 110 x 370 mm

Stato di conservazione: Buono

Notizie: Dal registro di inventario più antico, rinvenuto nel liceo, risulta che lo strumento è stato inserito in inventario il 26/6/1928 per lire 36180, con il numero 3026. Lo strumento negli inventari della scuola compare sotto l’erronea dizione di “Polariscopio”.

Descrizione: Lo strumento, ideato dal chimico Eilhard Mitscherlich nel 1844, è composto da un treppiedi in ghisa che sorregge una colonna di ottone alla cui estremità si inserisce, tramite un perno, una sbarra rettangolare in ghisa libera di ruotare e recante la parte ottica. Una vite di bloccaggio può fissare la sbarra. Le parti ottiche dello strumento da essa sorrette sono: il polarizzatore ed l’analizzatore. Il polarizzatore è composto da un tubo nel quale si trova un prisma di nicol e una lamina di biquarzo (due parallelepipedi di quarzo incastonati in un anello di sughero). L’analizzatore, costituito da un tubo girevole nel quale è inserito un secondo prisma di nicol, è montato in un disco con quattro settori graduati, due da 0° a 90° e due da 90° a 0°. Un nonio permette la lettura con la precisione di 1/10 di grado.

Uso: Lo strumento è un polarimetro modificato allo scopo di misurare il potere rotatorio e la concentrazione delle soluzioni zuccherine. Tramite un oculare con due lenti è possibile osservare la lamina di biquarzo attraverso un tubo di vetro a facce piane e parallele. Quando il tubo è vuoto e analizzatore e polarizzatore sono orientati parallelamente o perpendicolarmente tra loro, i due settori della lamina appaiono ugualmente colorati. Quando all’interno del tubo di vetro è posta una soluzione otticamente attiva le due metà della lamina risulteranno colorate diversamente tra loro. Ruotando opportunamente il polarizzatore si ristabilirà un’ uguale colorazione tra le due metà. Misurata la rotazione del piano di polarizzazione, si ottiene il potere rotatorio dividendola per la lunghezza della colonna liquida; da quest’ultimo, poi, si può dedurre la concentrazione della soluzione ammettendo che il potere rotatorio sia proporzionale alla concentrazione stessa.

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