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CASSETTA PER SAGGI MINERALOGICI

Numero inventario antico: 3154
Numero inventario attuale: /

STRUMENTO: CASSETTA PER SAGGI MINERALOGICI

Epoca: Inizio ‘900

Costruttore: /

Materiali: Legno, ferro, onice, ottone, argento, platino, vetro.

Dimensioni: (292 x 236 x 57) mm

Stato di conservazione: Buono

Notizie: Dal registro d’inventario più antico, rinvenuto nel liceo, risulta che lo strumento è stato inserito in inventario il 26/6/’28, per £ 4.550, con il numero 3154.

Descrizione: La cassetta, in noce italiana, chiusa da due ganci ed occhio a vite, internamente è suddivisa in settori (uno di 275 x 30, quattro di 45 x 60, uno dei quali munito di coperchio con impugnatura in ottone, e, in successione, un quinto scomparto di 77 x 57 e due di 195 x 45). Lo spazio rimanente ha forma ad elle. Nell’angolo anteriore destro, sopra un blocchetto di legno pieno, è fissato un supporto, ottonato, in cui s’inserisce un sostegno ad elle, anch’esso in ottone, sul quale può scorrere verticalmente un cilindretto munito di due ugelli (attacchi per il cannello ferruminatorio, per semplici beccucci metallici o per tubo flessibile collegato ad un sistema che possa immettere aria nei cannelli). Nei vari scomparti è sistemato il seguente materiale necessario ad effettuare saggi mineralogici:

1. due cannelli ferruminatori: sottili tubi in ferro di forma conica. Uno dei due misura 181, l’altro, che conserva ancora il rivestimento in ottone, 205. Alla loro estremità più larga, Ø 9, s’inserisce un bocchino mobile in legno; a quella opposta, un cilindretto, il serbatoio, ove condensa il vapore del fiato. Su questo, a metà della sua lunghezza, s’inserisce, ad angolo retto, un altro beccuccio dal quale fuoriesce l’aria soffiata nel cannello.

2. due bocchini in legno per cannelli ferruminatori: uno alto 64, l’altro 40.

3. un filo in platino lungo pochi mm, fissato ad una bacchetta di vetro e ritorto ad occhiello alla estremità opposta. Serve per preparare piccole perle di borace, di silice o di fosfati.

4. due laminette, una in Pt, l’altra in Ag. La prima ha lo scopo di riconoscere, nel campione da analizzare, la presenza di Cr o di Mn, o , se trattato con Co(NO3)2, presenza di allumina, ossido di Zn, di calce… La laminetta in Ag serve per evidenziare presenza di solfuri in campioni ridotti dal carbonio a partire da forme ossidate (solfati).

5. un blocchetto di carbone di legna con la funzione di preparare piccoli crogiuoli, impastandone la polvere finissima con colla d’amido e modellandone l’impasto umido in piccoli stampi.

6. un mortaio di agata (Ø 37), a sezione ottagonale, con relativo pestello (39 mm).

7. un massello in acciaio temprato (32 x 32 x 13).

8. un martelletto in ferro: blocchetto a forma di pestello, alto 68, Ø 28, con impugnatura cilindrica di 28 mm. Ha la funzione di appiattire sul massello in acciaio i campioni metallici malleabili prima di analizzarli.

9. sei contenitori cilindrici in legno (Ø 20 e altezza 47). Sul coperchio di 5 di essi, un’etichetta in carta riporta le seguenti scritte: sal’peter (salnitro), starke mehl (amido in polvere), probirblei, koch salz (sale da cucina), salmi ‘ ak (sali ammoniacali).

10. due frese in ferro con impugnatura in legno. Una, con punta a sezione quadrangolare, misura 82 mm , l’altra, con grossa estremità a sezione ottagonale, 95 mm. Hanno la funzione di sminuzzare il materiale roccioso in frammenti grossolani prima di procedere all’analisi.

11. un blocchetto di carta reattiva (20 striscette), allo scopo di evidenziare presenza di sostanze acide o basiche nei vapori prodotti dal riscaldamento della sostanza campione in un tubo di vetro.

12. quattro tubetti in vetro chiusi ad una estremità: due di forma cilindrica uno dei quali, con piccolo tappo in sughero, contenente cristalli di solfato di rame, e due con estremità affusolata come le pipette.

13. un piccolo mestolo presumibilmente in Pt (50 mm e Ø 8).

Uso: Il cannello ferruminatorio, conosciuto ed applicato nelle arti da lunghissimo tempo, venne introdotto nella ricerca scientifica nel 1738 dallo svedese Swab. Nel 1820 venne pubblicato un trattato del Berzelius sull’utilizzo del cannello a scopi scientifici. Esso viene usato per soffiare un getto d’aria sulla fiamma di un becco di Bunsen rendendola ossidante o riducente secondo la posizione del cannello e della portata d’aria. La fiamma viene usata per riscaldare la sostanza da analizzare posta sui crogioli preparati sul blocchetto di carbone di legna. Si effettua così l’analisi chimica per via secca osservando il comportamento delle sostanze al riscaldamento.

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